
Telemedicina in oculistica: opportunità, limiti e prospettive secondo un e-consensus italiano
Quali sono gli ambiti in cui la telemedicina può essere realmente utile in oculistica? E dove, invece, la valutazione a distanza non è ancora considerata appropriata? A queste domande prova a rispondere un recente lavoro promosso dalla Società Italiana di Oftalmologia Legale e fortemente voluto e coordinato da Polifarma, che ha coinvolto un panel di specialisti italiani in un processo di e-consensus volto a valutare l’appropriatezza dell’utilizzo della telemedicina nella pratica oculistica.
Lo studio, realizzato secondo la metodologia RAND/UCLA Appropriateness Method, ha analizzato 51 possibili scenari di applicazione della telemedicina in oftalmologia, chiedendo agli esperti di esprimere il proprio grado di accordo sull’utilizzo di strumenti digitali nelle diverse fasi del percorso assistenziale. Il risultato offre una fotografia interessante della posizione della comunità clinica italiana: la telemedicina viene riconosciuta come uno strumento con potenzialità concrete di supporto alla pratica specialistica, ma con limiti ben definiti quando si tratta di attività diagnostiche o di prima valutazione clinica.
Negli ultimi anni la sanità sta vivendo una trasformazione profonda guidata dalle tecnologie digitali. Intelligenza artificiale, piattaforme di teleconsulto e strumenti di monitoraggio remoto stanno cambiando il modo in cui pazienti e professionisti accedono alle informazioni e ai servizi sanitari. Non a caso, sempre più cittadini utilizzano strumenti digitali per orientarsi tra sintomi, esami e terapie: secondo alcune analisi recenti, il 94 % degli italiani cerca informazioni sanitarie online e circa il 43% utilizza già sistemi di intelligenza artificiale come supporto informativo [1].
Questo cambiamento culturale è stato al centro anche di un approfondimento pubblicato su questo blog lo scorso marzo, dedicato al ruolo delle intelligenze artificiali nella salute digitale e al loro potenziale impatto sul rapporto tra medico, paziente e informazione sanitaria [2]. In quel contesto emergeva come strumenti digitali e algoritmi possano diventare un supporto utile per orientare il paziente e facilitare il dialogo con il medico, pur senza sostituire la valutazione clinica specialistica.
All’interno di questo ecosistema digitale, la telemedicina rappresenta uno degli strumenti più concreti per portare innovazione nell’assistenza sanitaria. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la cosiddetta digital health o e-Health si basa sull’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per migliorare l’accesso alle cure e la gestione dei percorsi assistenziali [3]. In questo scenario la telemedicina consente di collegare pazienti e operatori sanitari anche quando l’assistenza in presenza non è necessaria o non è possibile, permettendo consulti, monitoraggio clinico e condivisione sicura dei dati sanitari [4, 5].
Tra le diverse specialità mediche, anche l’oftalmologia sta iniziando a esplorare le potenzialità di questi strumenti. La cosiddetta tele-oftalmologia può contribuire ad ampliare l’accesso alle cure, migliorare il monitoraggio delle patologie croniche e facilitare la collaborazione tra specialisti. Tuttavia, la sua applicazione pratica è ancora oggetto di dibattito nella comunità clinica.
Come è stato condotto lo studio
Lo studio ha coinvolto un panel di esperti composto da oculisti italiani e da un bioingegnere con competenze in telemedicina. Ai partecipanti è stato chiesto di valutare una serie di affermazioni relative all’utilizzo della telemedicina in oculistica, assegnando un punteggio da 1 a 10 in base al livello di accordo.
La metodologia seguita, RAND/UCLA Appropriateness Method, è una tecnica sviluppata negli anni 80 per valutare l’appropriatezza delle procedure mediche combinando evidenze scientifiche e giudizio degli esperti. Attraverso due round di valutazione sono state analizzate 51 possibili indicazioni di pratica clinica.
Le affermazioni sono state classificate come:
- appropriate, quando i benefici attesi superano chiaramente i rischi;
- inappropriate, quando i potenziali danni risultano maggiori dei benefici;
- incerte, quando il rapporto tra benefici e rischi non è definito o manca un consenso tra gli esperti.
Dove la telemedicina è considerata più utile
Uno dei risultati più interessanti emersi dallo studio riguarda il fatto che la telemedicina viene ritenuta particolarmente appropriata nelle fasi non strettamente cliniche del percorso assistenziale.
Tra gli ambiti considerati più promettenti troviamo la raccolta dell’anamnesi a distanza, la refertazione di esami diagnostici, la definizione degli obiettivi terapeutici, il follow-up non strettamente clinic, e la valutazione preliminare dei pazienti per definire priorità e urgenza della visita. Un ulteriore ambito ritenuto utile è il teleconsulto tra specialisti, soprattutto nei casi di patologie rare o quando è necessario confrontarsi con centri ad alta specializzazione.
Secondo gli esperti, queste applicazioni potrebbero contribuire a ridurre le liste di attesa e a migliorare l’organizzazione dell’attività ambulatoriale, integrando la visita tradizionale piuttosto che sostituirla [6].
Le criticità evidenziate dagli specialisti
Nonostante le potenzialità, lo studio mette in luce anche diverse criticità. In particolare, molti oculisti esprimono cautela sull’utilizzo della telemedicina per attività strettamente diagnostiche.
Tra i principali timori segnalati vi sono il rischio di falsi positivi o falsi negativi nella valutazione delle patologie, la limitata affidabilità delle immagini o dei video inviati dal paziente e le implicazioni medico-legali legate alla responsabilità professionale.
Per questo motivo, la televisita non viene considerata appropriata come prima visita oculistica né per la gestione diretta di patologie oculari o per il follow-up post-chirurgico, ad esempio dopo intervento di cataratta [6].
Secondo il panel, inoltre, la televisita dovrebbe essere sempre seguita da una valutazione in presenza, soprattutto quando è necessario effettuare esami strumentali o un esame obiettivo completo.
Esperienze internazionali: il caso dello screening della retinopatia diabetica
A livello internazionale esistono però esempi consolidati di telemedicina applicata all’oftalmologia. Uno dei più citati è il programma nazionale britannico di screening della retinopatia diabetica, gestito dal National Health Service.
Il programma prevede lo screening annuale dei pazienti diabetici attraverso fotografie digitali del fondo oculare che vengono refertate a distanza. Nel 2016-2017 circa l’83 % dei pazienti diabetici del Regno Unito è stato sottoposto a screening, contribuendo a ridurre significativamente la perdita visiva nella popolazione in età lavorativa [7; 8].
Il ruolo delle politiche sanitarie
La telemedicina è oggi considerata uno strumento strategico anche nelle politiche sanitarie nazionali e internazionali. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite la include tra gli strumenti utili a migliorare l’accesso alle cure e ridurre le disuguaglianze sanitarie [9].
In Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e il Piano Nazionale delle Cronicità individuano la telemedicina come uno dei pilastri per rafforzare l’assistenza territoriale e la gestione delle patologie croniche [10; 11].
Verso un modello integrato di tele-oftalmologia
Il lavoro di e-consensus evidenzia quindi una posizione equilibrata della comunità clinica italiana: la telemedicina viene riconosciuta come uno strumento utile di supporto alla pratica clinica, ma non come sostituto della visita specialistica.
Perché la tele-oftalmologia possa svilupparsi in modo efficace sarà necessario garantire tecnologie affidabili e sicure, definire standard organizzativi e normativi chiari, investire nella formazione digitale degli operatori sanitari e promuovere al tempo stesso un’adeguata alfabetizzazione digitale dei pazienti.
In questo scenario, la telemedicina potrebbe contribuire a rendere l’assistenza oculistica più accessibile ed efficiente, soprattutto nei contesti territoriali e nelle aree con minore disponibilità di specialisti. La sfida per i prossimi anni sarà trovare il giusto equilibrio tra innovazione tecnologica, sicurezza clinica e responsabilità professionale, integrando la medicina digitale con i modelli tradizionali di cura [6].
RIFERIMENTI
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- 1 Salute Artificiale
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Salute artificiale (Sociometrica) - 2 ChatGPT Salute
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ChatGPT Salute: approfondimento sulle intelligenze artificiali (Polifarma) - 3 Digital Health WHO
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Digital Health (WHO Europe) - 4 Telehealth Speech Pathology
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Mashima, P. A., & Doarn, C. R. (2008). Overview of telehealth activities in speech-language pathology. Telemedicine and e-Health, 14(10), 1101-1117. - 5 Teleconsultation Review
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Deldar, K., Bahaadinbeigy, K., & Tara, S. M. (2016). Teleconsultation and clinical decision making: a systematic review. Acta Informatica Medica, 24(4), 286. - 6 Telemedicina Oculistica
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Perilli, R., Azzolini, C., Cruciani, F., et al. (2026). Telemedicina in oculistica: un documento di appropriatezza realizzato attraverso un e-consensus secondo la metodologia RAND/UCLA. Recenti Progressi in Medicina, 117(2), 87-91. - 7 Diabetic Retinopathy Screening
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Scanlon, P. H. (2017). The English national screening programme for diabetic retinopathy 2003–2016. Acta diabetologica, 54(6), 515-525. - 8 NHS Diabetic Eye Screening
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NHS Diabetic Eye Screening (DES) Programme - 9 UN Sustainable Development Goal
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Sustainable Development Goal 3 (UN) - 10 Assistenza Domiciliare
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Casa come primo luogo di cura, assistenza domiciliare e telemedicina (Italia Domani) - 11 Piano Nazionale Cronicità
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Presidenza del Consiglio dei Ministri. Piano Nazionale delle Cronicità – Proposta di aggiornamento 2024. DAR 0012425 P-4.37.2.10 del 22.07.2024.
- 1 Salute Artificiale




