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            Pubblicato da Polifarma at Maggio 25, 2026

            Non possiamo navigare a vista”: intervista a Sergio Pillon su come nasce il primo e-consensus italiano sulla tele-oftalmologia

             

            Nel dibattito sulla telemedicina si parla spesso di tecnologie, piattaforme e innovazione. Più raramente ci si interroga su un aspetto fondamentale: come definire, in modo rigoroso, ciò che è davvero appropriato nella pratica clinica.

            È proprio da questa esigenza che nasce il lavoro promosso dalla Società Italiana di Oftalmologia Legale e coordinato da Polifarma, che ha applicato la metodologia RAND/UCLA Appropriateness Method per analizzare 51 scenari di utilizzo della telemedicina in oculistica.

            Ne abbiamo parlato con Sergio Pillon, vicepresidente AiSDeT e coordinatore della parte tecnica dello studio, per approfondire il valore del metodo e le principali evidenze emerse dall’e-consensus.

            Nel vostro lavoro avete scelto di utilizzare la metodologia RAND/UCLA Appropriateness Method. Che cosa rende questo approccio particolarmente adatto per affrontare un tema come la telemedicina in oculistica?

            "In un campo come l’oftalmologia, dove la componente tecnologica corre più veloce della normativa, possiamo dire, con un gioco di parole, non possiamo permetterci di navigare a vista. Abbiamo scelto il metodo RAND/UCLA perché non è un semplice sondaggio di opinione, ma una tecnica scientifica strutturata per definire un accordo sull’appropriatezza delle procedure mediche.

            Questo approccio ci ha permesso di pesare il rapporto tra benefici attesi e rischi negli scenari di Telemedicina, classificando ogni scenario come appropriato, incerto o inappropriato sulla base di punteggi mediani rigorosi. Per la Telemedicina è l'ideale: ci permette di distinguere chiaramente dove, scendo il panel di esperti, l'innovazione digitale aggiunge valore reale (come nel triage o nella pre-ospedalizzazione) e dove invece potrebbe introdurre rischi diagnostici, garantendo così una base solida per la responsabilità professionale del medico."

            Avete analizzato 51 scenari clinici concreti. Arrivare a un consenso tra gli specialisti deve essere stato complesso, in quali ambiti sono emerse le maggiori aree di incertezza?

            "È vero, il consenso non è mai scontato, specialmente quando si tocca la pratica clinica 'pura'. Le maggiori aree di incertezza (con votazioni tra 5 e 6,5) sono emerse laddove la tecnologia cerca di sostituire il controllo fisico su patologie complesse:

            Gestione di patologie croniche: Persiste forte perplessità sull'efficacia della televisita per il monitoraggio della maculopatia e della retinopatia diabetica.

            Diagnosi e identificazione: Mentre siamo tutti d'accordo sulle fasi amministrative o di anamnesi, c'è ancora molta cautela nell'utilizzare la telemedicina per procedure diagnostiche definitive.

            Telemonitoraggio: L'uso di parametri decisionali inviati dal paziente per una rivalutazione rapida, anche in ambito chirurgico, non ha ancora convinto pienamente il panel.

            In breve, i clinici sono pronti a digitalizzare il 'percorso' del paziente, ma restano (giustamente) protettivi verso l'atto diagnostico che richiede l'esame obiettivo."

            Al di là dei risultati specifici, quale valore aggiunto può offrire oggi un lavoro di e-consensus alla pratica clinica, soprattutto in ambiti in rapida evoluzione come la medicina digitale?

            "L'e-consensus ha un valore strategico enorme: trasforma la 'medicina digitale' da concetto astratto a protocollo operativo. In un contesto come quello del PNRR, che punta tutto sulla prossimità e sulla telemedicina, questo lavoro offre tre certezze fondamentali:

            Sicurezza per il paziente: Identifica i rischi di falsi positivi o negativi, stabilendo che la televisita non può essere un'isola ma deve essere integrata da controlli in presenza.

            Standard di qualità: Definisce requisiti tecnologici minimi (niente piattaforme 'social' ma strumenti dedicati e sicuri) e la necessità di una formazione specifica, indipendente dall'anzianità di servizio.

            Sostenibilità del sistema: Dimostra come la telemedicina possa realmente ridurre le liste d'attesa attraverso la stratificazione delle urgenze, ottimizzando le risorse umane e tecnologiche.

            Senza documenti di questo tipo, rischiamo di avere tanta tecnologia e poca salute. Noi vogliamo il contrario."

            Sergio Pillon
            Vicepresidente AiSDeT (Associazione Italiana della Sanità Digitale e Telemedicina) e co-autore dello studio “Telemedicina in oculistica: un documento di appropriatezza realizzato attraverso un e-consensus secondo la metodologia RAND/UCLA” (2026).

             
             

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