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            Pubblicato da Polifarma at Maggio 25, 2026

            Il futuro della tele-oftalmologia? L’intervista a Roberto Perilli: “Servono cultura clinica e umiltà”

             

            Negli ultimi anni la telemedicina è entrata stabilmente nel dibattito sanitario, spesso raccontata come una trasformazione inevitabile e già matura. Ma nella pratica clinica quotidiana, soprattutto in specialità complesse come l’oculistica, il quadro appare molto più articolato.

            Il recente e-consensus promosso dalla Società Italiana di Oftalmologia Legale e coordinato da Polifarma ha evidenziato una posizione prudente della comunità clinica italiana: interesse verso le potenzialità della tele-oftalmologia, ma anche forti cautele rispetto all’utilizzo della televisita per finalità diagnostiche.

            Ne abbiamo parlato con Roberto Perilli, dell’Unità Operativa Semplice di Oculistica Territoriale - ASL Pescara, per approfondire lo stato reale della telemedicina in oculistica tra limiti tecnologici, cambiamento culturale e prospettive future.

            Si parla di telemedicina come di una realtà già consolidata, ma nella pratica quotidiana la situazione è molto meno lineare. Se guardiamo all’oculistica, siamo davvero pronti o siamo ancora in una fase sperimentale?

            “La messa a regime del Fascicolo sanitario Elettronico sta costringendo il mondo medico italiano a considerare una realtà diversa rispetto alla storia della medicina fino al secondo millennio, in cui tutti possono “parlare” e tutti possono “ascoltare”.

            Ci sono mondi (radiologia, medicina di laboratorio e pochi altri) che già da tempo hanno avviato il cammino verso una comunicazione veloce e trasversale; per i mondi più prettamente clinici e chirurgici, la transizione fatica ancora e, a parte qualche iniziativa “a spot” qui o là per l’Italia, non esiste ancora uno standard consolidato di comportamento, tanto che l’articolo steso su iniziativa SIOL rappresenta una delle pochissime esperienze di raccolta di consenso (o dissenso) nazionale, e non fornisce un quadro particolarmente incoraggiante.

            L’Oculistica è ferma ad alcune esperienze soprattutto concentrate sulla refertazione a distanza di immagini di fondi oculari in Pazienti con diabete, ma senza seguire uno standard nazionale né un coordinamento; peraltro, questa attività, già avviata oltre 10 anni fa su spinta britannica, è stata antesignana della Telemedicina nazionale, in quanto ne rappresentava già uno dei cardini, ovvero il “teleconsulto”.

             

            Dal vostro lavoro emerge una certa prudenza, soprattutto sull’uso della televisita per la diagnosi. È una cautela destinata a ridursi con l’evoluzione tecnologica o ci sono limiti strutturali che resteranno?

            “Per la televisita, siamo ancora molto lontani dal raggiungere un’affidabilità sufficiente, stanti le caratteristiche di affollamento, piccolezza e tridimensionalità delle strutture oculari, che poco promettono per un uso in larga scala in tempi brevi.

            Certamente l’evoluzione tecnologica arriverà a colmare tali lacune; già parte della chirurgia oculare può essere gestita tramite immagini su schermo, ma con visore tridimensionale; il salto ad uno schermo bidimensionale, soprattutto, ripeto, su larga scala, ritengo che sarà un passo lento, più da tartaruga che da gazzella.”

             

            Se dovesse indicare una priorità concreta per far evolvere davvero la tele-oftalmologia in Italia, da dove partirebbe: tecnologia, organizzazione o cultura clinica?

            “Metterei in ordine questi tre termini:

            • La cultura clinica è il primum movens per la rivoluzione tecnologica, ma, a giudicare dalla pubblicazione della SIOL, c’è ancora molto da lavorare…tale cambio di mentalità ovviamente dovrebbe partire già dall’università; la fortuna per la telemedicina è che le nuove sono già tele-generazioni, pertanto il processo dovrebbe essere velocizzato;
            • L’organizzazione non è altro che la riunione di un grande manipolo di persone di buona volontà, una sorta di “coalizione dei volenterosi” ma più in grande, il cui compito sarà spiegare a ingegneri, medici e manager competenti le necessità per progettazione, utilizzo e diffusione (possibilmente raccolte dall’utenza, non personali);
            • La tecnologia, in fondo, sarà il risultato dei due passaggi precedenti e non dovrà avere modo di esistere senza di essi.

            Il cammino sarà lungo e articolato, necessiterà di una buona dose di umiltà per capire che, in fondo, la televisita la useranno anche Oculisti di Provincia (nel senso nobile della parola) e non solo le grandi Università e i grandi Ospedali; pertanto, ritengo che – come in tutto – dovrà essere l’entusiasmo, unito ad una sana razionalità, a guidare la transizione (non dimentichiamolo, anche per quanto riguarderà l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale) e ad ottenere i risultati che tutti già immaginiamo (ovviamente saltando, nella fantasia, tutte le fasi concrete e complesse…) evitando, possibilmente, che la tele-medicina si trasformi in tele-novela…”

            Roberto Perilli
            Unità Operativa Semplice di Oculistica Territoriale - ASL Pescara

             
             

            RIFERIMENTI


              • 1 ChatGPT Salute

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                ChatGPT Salute: approfondimento sulle intelligenze artificiali (Polifarma)
              • 2 Digital Health WHO

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                Global strategy on digital health 2020-2025 (WHO)
              • 3 High-performance medicine

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                Topol, E. J. (2019). High-performance medicine: the convergence of human and artificial intelligence. Nature medicine
              • 4 AI Ethics Guidance

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                Ethics and governance of artificial intelligence for health: WHO guidance (2021)
              • 5 Ethical AI Coders

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                AI coders asked to consider ethical, responsible use (Stanford Medicine)
             
             

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